Vorrei un teatro come un campanile, che rintocca e richiama le persone, le raduna attorno alle storie ed ai fatti di vita. Un teatro che aiuta a vedere le cose dall’alto e da dentro, a ridere di noi stessi, a conoscerci meglio, ad essere cittadini di un mondo complesso che muta e richiede attenzione e rispetto. Un teatro è un’antenna che capta le voci del mondo, anche le più distorte e le rende vicine; è un’antenna che trasmette lontano le istanze di una terra aspra e ricca di storia che nessuno conosce e anche pochi di noi. Una terra di piazze e foraggi, di mare e sudore, di storie e di storia. Campanile ed antenna, il teatro e finestra sul mondo e vetrina per guardare lontano e per farsi vedere.

Aspettando un teatro si può fare teatro, si può esser migliori e fragranti perché se non ci credi davvero la gente ti scopre e non batte le mani e non ride nessuno. Aspettando un teatro io mi lavo la faccia e le mani, mi riempio le orecchie di musica e vento ed imparo a salir sulle alture, a scendere negli abissi che ci sono dentro ognuno di noi. Perché il teatro, quello buono e sincero, non permette finzioni e ci rende noi stessi: non si può più invidiare e si vede nell’altro l’altra faccia di ognuno e si scopre, d’un tratto, che si è tutti esseri umani, con eguali diritti con precisi doveri, con la voglia e la gioia di scoprirsi più nudi e sinceri.
Come è bello il teatro che fa ridere amaro che fa piangere i vecchi, fa sognare i bambini che fa credere ancora che una vita migliore non è sogno di pietra ma ragione di vita. Il teatro è una scuola che ci porta lontano che ci apre ogni occhio, ci carezza la pelle, ci raduna di nuovo. Il teatro è preghiera, è profumo di campo e groviglio d’idee è dolcezza infinita, è riscatto sociale, è coscienza di vita, è sorriso negli occhi, è spaccare la roccia ricercando nel duro la bellezza e la forza, l’armonia degli istanti, la voragine degli istinti, la metafora che dimostra le cose e le mostra e ci rende più liberi.
Entrare a teatro è aprirsi alle vite degli altri, comprenderle, rispecchiarsi in esse, fare esperienza di altri modi, scoprire le differenze, accettarle e lasciare che le altre vite entrino in noi, aiutandoci a trovare noi stessi e ad intuire il mio posto nel mondo. Il teatro è sottile, delicato ma forte come il filo d’erba che la terra unisce agli altri fili d’erba ma che resta unico in sé.
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