Aperto dopo sessant’anni il più grande archivio nazista. 50 milioni di documenti, per un totale di 26 chilometri di lunghezza. Dagli schedari custoditi a Bad Arolsen, tranquilla cittadina dell’Assia, emergono gli elenchi di decine di migliaia di deportati costretti a lavorare, spesso fino alla morte, nelle grandi aziende tedesche: Thyssen, Krupp, Bmw, Siemens… Tra questa enorme mole di dati, dovrebbero esserci anche quelli riguardanti un nostro concittadino: Umberto Reversi, intervistato da Aldo Morelli nel 2004, in occasione del Sessantenario dei bombardamenti aerei su Montalto di Castro.
Nell’articolo apparso su La Repubblica di martedì 4 Marzo 2008, Claudio Sommaruga – ricercatore storico dell’associazione nazionale reduci dalla prigionia – dice che l’apertura di questo archivio potrebbe “riaccendere la luce sulla questione dei risarcimenti delle vittime”. I lavori forzati ebbero inizio all’indomani della caduta di Mussolini e della rottura dell’Asse Roma Berlino – luglio 1943. Le SS disarmarono le 18 divisioni che si trovavano nell’Italia del Nord e le 38 ripartite nella zona dei Balcani. Più di 600.000 soldati non vollero continuare la guerra a fianco dei tedeschi e furono deportati in Germania classificati prima come prigionieri di guerra e poi come internati militari italiani, una categoria ignorata dalla Convenzione di Ginevra, che permetteva di dislocarli senza controlli “a sostegno delle prestazioni”.
Oggi, con l’apertura dell’archivio dei crimini nazisti, si può ricostruire la vicenda degli “Italiani schiavi di Hitler”.
Per approfondire: www.schiavidihitler.it
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Commenti
12/03/2008, 10:56:10
Forse gli odierni operai della Thyssen non sono meno schiavi dei loro colleghi della II Guerra