Nel mese di dicembre si chiude la stagione culturale organizzata dalla Fondazione Solidarietà e Cultura per l’anno 2009.
Con l’evento teatrale "1938: Cacciarella in Maremma", si conclude il progetto "Memoria è Vita. La Storia attraverso il Teatro". La memoria, pensata come processo di rielaborazione storica, nutre l’identità di un popolo. A questo scopo la ricerca scientifica di documenti d’archivio, di materiale multimediale, di storie di vita, diventa spettacolo.
In questo caso metteremo in scena una vicenda quasi del tutto sconosciuta ma che ha scatenato la nostra fantasia: in un cinegiornale del 1938 dell’Istituto Luce appare una battuta di caccia in onore di Himmler, effettuata nella tenuta di Giorgio Guglielmi, Marchese di Vulci e Vicepresidente del Senato. Sarà questa l’occasione per raccontare gli anni Trenta a Montalto di Castro, la vita, l’economia, la società di un piccolo paese dell’Italia fascista.
"I gerarchi sistemano le divise, la nobiltà le proprie acconciature e le automobili, oliate, rombano. Il popolo ha già in mano le armi. La macchia del Marchese prolifera di animali pronti al rituale: lepri, daini, cervi, cinghiali.
È l’atto finale in cui appaiono incomprensibili e straordinari mutamenti e sovrapposizioni. Metamorfosi attraverso le quali l’essere umano-spettatore viene trasformato da cacciatore a preda di se stesso, trascinato sull’orlo del baratro che la storia ci racconta: quello della Seconda Guerra Mondiale."Lo spettacolo avrà inizio alle ore 17 e 30 del 19 Dicembre nel Complesso Monumentale di San Sisto. Nella stessa cornice, ma il giorno 23 alle ore 18, avrà luogo il vernissage della mostra fotografica: "La Famiglia Guglielmi. Gli album fotografici dal 1915 al 1937".
Curata dal fotografo Pietro Mari, la mostra offrirà al pubblico una selezione delle migliori riproduzioni degli album di famiglia del senatore Giorgio Guglielmi.
Attraverso l’analisi e l’interpretazione che il curatore tenterà di imprimere sullo spazio allestito e sulle istallazioni video, il visitatore potrà ammirare il paesaggio, l’abbigliamento, le abitudini di un’Epoca e di una Maremma fiabesca, animata dagli incontri ufficiali e dai divertimenti di una nobile famiglia italiana nella sua più sfolgorante ascesa.
La mostra resterà aperta al pubblico dal 24 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010, tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 19.
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Commenti
20/12/2009, 10:27:23
Quando pensavo al finale dello spettacolo "1938: cacciarella in Maremma" mi immaginavo la presenza di Aldo Morelli sul palco. Fu testimone di quegli anni: mi ha raccontato, infatti, di essere stato uno dei bambini vestiti da balilla all'arrivo di quello che credeva fosse il Duce. Era in piazza del Comune quel 10 giugno 1940, quando si trovò a festeggiare insieme a centinaia di montaltesi l'ingresso dell'Italia fascista nella Seconda Guerra Mondiale. Purtoppo ho avuto io il compito di parlare. E, probabilmente, ho urtato la sensibilità di qualcuno quando ho detto che gli anni Trenta, per Montalto e l'Italia furono anni "felici". Mi piacerebbe affrontare con calma questo tema. Certo ho azzardato una generalizzazione pur conoscendo la povertà, le disuguaglianze, l'autoritarismo e, per esempio, la malaria che ancora imperversavano su gran parte della nostra Italia. Le parole che lo stesso Aldo ci ha lasciato potrebbero, spero, chiarire il mio pensiero: «10 giugno 1940: un caldo asfissiante annunciava l’estate ormai prossima. Subito dopo mezzogiorno la radio iniziò ad annunciare, ogni dieci minuti, che il Duce avrebbe parlato alle ore 18 al popolo italiano. Fu facile capire che Mussolini avrebbe annunciato l’entrata in guerra dell’Italia. La mattina del 10 giugno il prefetto di Viterbo inviò al potestà di Montalto il seguente telegramma: «Controllate che oggi altoparlanti funzionino da ore 17:00 alt Duce parlerà popolo ore 18:00 alt intesa federale dispongo che si prendano subito accordi con segretari fasci perché conformità disposizioni già loro impartite sia provveduto adunata alt analogamente provvedete per fazioni adunata non siano usate sirene ma campane, trombe, tamburi». Piazza Vittorio Emanuele III, attuale Piazza G. Matteotti, già molto prima delle 18 era piena di gente: c’era stata una forte mobilitazione organizzata dal partito. Alle ore 18 in punto, attraverso gli altoparlanti posti sui finestroni del palazzo comunale, ci giunse da Piazza Venezia l’urlo impressionante della folla che gridava: “Duce, Duce”. Mussolini era apparso sul balcone, con voce forte cominciò a parlare e disse: «Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, l’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra.» Terminò il suo discorso gridando: «popolo Italiano corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore». Sulla piazza di Montalto, dopo il battimani, molti giovani intonarono una canzone antifrancese: « …e se la Francia non è una troia Nizza e Savoia ci deve dà». Tornai a casa eccitato, entusiasta e rimasi sconcertato quando vidi intorno ad un monumentale radiogrammofono Phonola, mia madre ed altre donne del vicinato con gli occhi rossi di pianto. Dissi a mia madre: «A ma, vincemo la guerra, diventamo i padroni del monno, e tu piagni?» non mi rispose, non disse parola, solamente mi accarezzò i capelli. Così al suono di campane, trombe e tamburi entrammo in guerra, con la certezza matematica che avremmo vinto.» Credo che dovremmo affrontare il nostro passato con più coraggio.
21/12/2009, 12:56:27
Grazie per aver meglio specificato il tuo intervento. Vorrei aggiungere a questo la particolare esclamazione di una persona presente in sala sabato durante lo spettacolo che ha rievocato il suo ricordo di bambino, nel '38, presente all'arrivo di Himmler a Montalto: " Che magnata quel giorno!" Ecco, si..credo che fosse un popolo “felice”, quello Italiano di quegli anni. Affamato, malarico, povero, sotto un regime, ma talmente dopato da essere felice anche dell'entrata in guerra, talmente drogato da non poter neanche immaginare su quale baratro l'umanità si stava affacciando e chi fossero e cosa avrebbero fatto di lì a poco, i potenti che gli si muovevano intorno. Mi ha particolarmente colpita – di questa tuo ultimo intervento - il contenuto del telegramma che il Prefetto spedì al potestà di Montalto il 10 giugno e in particolare: “(...) analogamente provvedete per fazioni adunata non siano usate sirene ma campane, trombe, tamburi”. Sembra quasi l'applicazione di una strategia di comunicazione moderna: il dictat sull'esclusivo uso di strumenti che emettano suoni atavici, che arrivino al fondo dell'animo umano e che inconsapevolmente lo muovano... Sarebbe interessante aprire uno spazio su questo sito sulla propaganda fascista (cui dedicammo, all'ultimo festival Liberambientazione, un piccolo spazio espositivo con riproduzioni dei manifesti dell'epoca, di cui ancora disponiamo). Sarebbe interessante ed utile affrontare il nostro passato con coraggio. E il nostro presente con lucidità. Grazie per il lavoro che fai. Monica
21/12/2009, 17:06:15
Consapevolezza. Questo è il problema da affrontare rispetto a quegli anni. Quanti erano consapevoli del momento stoico che stavano vivendo: penso pochi. Questa è una delle ragioni per cui in quel periodo molti, come ha spigato la Mari, vivessero felici. Il problema della consapevolezza è riferito anche al presente, al fatto che ancora il passato non è stato digerito e assimilato rendendoci pienamente consapevoli. Credo sia questo il problema da affrontare.
22/12/2009, 14:38:42
Ciao, anche io ringrazio Daniele per questa precisazione. Già sabato avevo capito il senso dell'intervento che, come ha detto già Laila su fb, ho ritenuto importante per darci una chiave di lettura in più dello spettacolo a cui abbiamo assistito. In particolare, a mio avviso, ha permesso di attualizzare il tema, di cui parla Mario, della mancanza di consapevolezza rispetto all'esistenza di un regime dittatoriale. Anche a me farebbe piacere che si aprisse uno spazio di riflessione e dibattito sulla questione dato che il tema della democrazia , e del contrasto ad ogni forma di limitazione della libertà è sempre molto importante. Oggi più che mai! Grazie a Daniele e a tutto lo staff della Fondazione Solidarietà e Cultura che propongono sempre al nostro paese iniziative originali e di spessore culturale.